BLOG Andrea Secci

Amo la “RADIO” perché libera la mente

Sono sempre stato attratto dal palcoscenico e dalle serate “live” che mi hanno permesso di farmi conoscere, ma il mio vero amore va alla radio. Vediamo perché.

LA RADIO E’ AFFETTO
Ricordo quand’ero piccolo e stavo nel box; e la mia mamma, dalla sala, trasmetteva il suo programma con un’apparecchiatura domestica e quasi pionieristica. Quando partiva la sigla, sapevo di dover stare buono per un po’.

Lei lavorava come speaker e sicuramente mi ha trasmesso l’amore per questo straordinario strumento di comunicazione. E così ha fatto mio padre, che la radio l’ha fatta, anche materialmente, andando spesso sulle montagne a sistemare i ripetitori.

LA RADIO E’ EDUCAZIONE
Sono cresciuto quindi a pane e radio e mi stupisco che i miei genitori non mi abbiano chiamato “guglielmomarconi”, scritto tutto attaccato.

Crescere tra due genitori che hanno respirato radio per anni mi ha insegnato un grande rispetto per quella scatolina da cui escono voci e musica, perchè permette di entrare in contatto con un numero inesauribile di persone.

LA RADIO E’ IMMAGINAZIONE
Io spero che la radio non migri mai del tutto verso il digitale, come è accaduto con la Tv e con il quasi recente “switch-off” dell’analogico.

Questo perché, con pochi euro, puoi ancora comprarti una radiolina tradizionale,  e ascoltarla da dove ti pare. Ciò spalanca le porte all’immaginazione: in quanti ascoltano quello che faccio?

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UNA VOCE CHE VA OVUNQUE
Quando lavori in radio, non importa essere belli, brutti, grassi, magri, benvestiti, rasati. Puoi sederti davanti al microfono in giacca e cravatta, fumando, bevendo, grattandoti. Potresti addirittura metterti in mutande, ma senza la visita di qualche ascoltatrice, la cosa avrebbe poco senso.

In radio conta solo la voce e con quella si possono aprire le porte delle case raggiunte, delle autovetture e di qualunque smartphone voglia collegarsi.

LA RADIO PER VIVERE E SOPRAVVIVERE
Sapete cosa mettono gli americani che temono la fine del mondo nel Kit di sopravvivenza? Viveri, una torcia e una radio. Sarà una cosa importante, o no?!

“Amo la radio perchè libera la gente” (Eugenio Finardi). Ma libera anche la mente (Andrea Secci)! Compresa quella di chi la radio la fa attivamente.

Parli al microfono, che è uno solo, ma ti fa raggiungere tutti quelli che scelgono di stare un po’ in tua compagnia. E magari sei malinconico, più di loro che aspettano che le tue parole regalino un sorriso per alleviare una giornata storta.

Amo la radio per la sua magia di raggiungere tutti, come fili invisibili diramati sulla vita di ognuno di noi.

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