BLOG Andrea Secci

Sapete perché faccio il DJ?

Come ho già raccontato, nasco da due genitori che facevano radio e la cosa mi ha sicuramente posizionato sui binari della musica.

Sono cresciuto in mezzo ai vinili, al loro odore, al loro riflesso opaco, che nascondeva mondi musicali da esplorare.

Possedevo un mangiadischi arancione, dove frullavo i 45 giri. Avevo quattro anni e mio fratello Daniele era appena nato. Piangeva. Piangeva in continuazione. Avrebbe potuto gareggiare alle Olimpiadi del Pianto, con la certezza di salire sul podio, con ottime possibilità di conquistare l’oro.

Per contrastare le sue “esibizioni canore”, non mi rimaneva che appiccicarmi al mangiadischi, lanciarlo a palla e coprire i suoi gorgheggi con le note dei vinili che trovavo in casa.

I miei preferiti erano quelli che riproducevano la sigla dei cartoni animati dell’epoca, ma apprezzavo già molti altri generi.

Confermata dai miei genitori, avevo però una particolarità: nel bel mezzo della canzone, stoppavo l’esecuzione e provavo con velocità a cambiare disco, cercando gli abbinamenti migliori, a mio personalissimo gusto. Probabilmente fu quello l’inizio ancestrale del percorso per intraprendere la professione che svolgo oggi.

Si presentò, poi, un’altra condizione favorevole: a causa del tanto lavoro, i miei genitori erano costretti a ricorrere alle baby-sitter, che badavano mio fratello e me.

Venivano da noi un paio di ragazze, che per me sembravano grandi, anche se veleggiavano attorno ai 18 anni. Avevano capito che, per farmi star buono, era preferibile darmi in pasto della musica, piuttosto che farmi colorare montagne di album o obbligarmi a fare disegnini inguardabili e colorati alla “come viene”. Così, mi sottoponevano le cassette di ciò che registravano durante le loro frequentazioni nelle discoteche.

Assaggiai, in quel modo, la musica Anni Ottanta, espressa sapientemente dai vari Lee Marrow, Marco Bresciani e Riccardo Cioni.

Ascoltavo Lee Marrow, futuro produttore del fenomeno Corona, e mi dicevo: «Questo è un mostro». E altrettanto entusiasmo lo provavo nell’ascoltare Ricky Le Roy , Adriano 12 e gli altri dj dell’epoca.

Mi appassionai talmente, che eccomi qua, a vivere di musica e a far divertire le persone, con ciò che, principalmente, diverte me stesso.

Quali raccomandazioni farei a quelli che vorrebbero avvicinarsi a questo mestiere?
Scegliete un esempio da seguire.
Studiatelo.
Imparate la sua tecnica e arricchitela con il vostro estro.

…Magari, nella scelta, non prendete me come riferimento, perché io non mi sento un vero DJ: metto sul piatto vari pezzi seguendo l’istinto, non preparo né scalette, né programmi.

Se dovete scegliere, andate su un professionista più “equilibrato” e carpitene i segreti, per poi metterci del vostro.

Io ho imparato da tanti tra Alex Valentini, Max Baldino, SaintPaul, lavorando con loro e offrendo tanta voglia di imparare.

E dopo un percorso lungo, ma che spero essere ancora all’inizio, Venerdì 20 Maggio 2016, avrò il piacere e l’onore di suonare con tre guru della consolle dagli anni Ottanta ad oggi: i già citati Marco Bresciani, Riccardo Cioni, assieme ad Alex Nelson.

Da bambino non avrei mai pensato di poter lavorare al loro fianco, ma la vita mi ha insegnato che quando si ha costanza, i risultati prima o poi si concretizzano sempre.

Mi piacerebbe poter tornare indietro nel tempo, sedermi accanto al piccolo Andrea (dopo aver zittito le lagne del fratellino Daniele con un ciuccio gigante e magari corteggiato un po’ la baby-sitter del momento) e raccontargli che quel mangiadischi arancione lo avrebbe portato lontano. Con questo stato d’animo, guardo al futuro fiducioso, aspettando che un Andrea Secci più anziano mi si materializzi in sogno e venga a raccontarmi che futuro sarà.

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