BLOG Andrea Secci

Mi ci mancava giusto la Pubalgia….

Ora capisco i calciatori, quando saltano le partite per pubalgia.
E’ quello che è capitato a me in questi giorni, conoscendo un fastidio doloroso che non immaginavo.

La pubalgia (che fa rima con Nostalgia, ma che non sarebbe stata adatta come nome per una radio) è un’infiammazione nella zona basso-pelvica, dovuta ad un’eccessiva sollecitazione della stessa. Di solito capita a quei giocatori che esagerano con gli esercizi ai muscoli adduttori.

Un ignobile amico malizioso, però, sostiene che questo fastidio possa capitare anche a seguito di rapporti sessuali, un po’ troppo movimentati.

All’ignobile amico io ho fatto presente che nei giorni scorsi sono stato particolarmente sobrio, nella gestione della mia vita privata, ma lui mi ha fatto notare che qualche sera fa, dopo il concerto di Francesco Gabbani a Forte dei Marmi, sono sparito dalla circolazione in modo sospetto, per circa mezz’ora.

Ho provato a parare il colpo, ma l’amico sembrava molto deciso.
«Vedi, Secci – mi ha detto l’amico – Alle 21.30 eri nel retro del palco con Gabbani. Da lì hai assistito al concerto e hai fatto anche dei video».

E questo è vero.
«Vai avanti» – lo incito io, provando a scoraggiarlo, ostentando sicurezza.

«Dopo il concerto – prosegue – sei sceso dal palco e hai raggiunto il tuo bimbo, che era in platea. Poi hai accompagnato un giornalista, anche lui amico di Gabbani, nel backstage e infine avete scortato l’artista a fare il firmacopie coi fans».
«Anche qui torna tutto» – gli dico.

«Eh, ma qui c’è un nodo da sciogliere – incalza lui – Il fatto è che siete scesi per gli autografi alle 23.35. Fino a mezzanotte e mezza sei stato lì, a dirigere il flusso delle persone, molte delle quali erano ospiti delle tue serate e quindi chiedevano una foto anche con te».

Giusto, penso io. «E quindi?» – domando.

«A mezzanotte e mezza – va avanti l’amico malizioso – si è presentata una mamma molto avvenente, accompagnata da una bambina, che voleva una foto con Frà.

Con quella mamma, che non aveva anelli alle dita, hai avuto una breve conversazione, ma apparentemente complice. Guarda caso, poco dopo, sei scomparso, per poi ripresentarti all’una precisa, un po’ accaldato e sicuramente scapigliato, con la maglietta fuori dai jeans e lo sguardo liquido. Bene, Secci. Puoi dirci dove sei stato in quel lasso di tempo?».

Totalmente imbarazzato da quella domanda, biascico qualche parola qua e là, cercando di capire come uscirne. Poi, per giustificarmi, tento il tutto per tutto: «E’ vero. Non so come motivare la mia assenza dalle 0.30 all’1.

Proprio non ricordo cos’ho fatto in quel buco temporale. A me i buchi mi hanno sempre fregato».

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