BLOG Andrea Secci

Il Natale quando arriva arriva…. enjoy

Non c’è niente da fare. Il tocco femminile è un qualcosa di magico e colorato.

Negli ultimi anni ho sempre affrontato il periodo natalizio in modo tradizionale: era cioè tradizione che scendessi in cantina e riprendessi l’albero di Natale, lasciato montato dall’anno prima, per poi schiaffarlo in casa alla “come viene”.

Per conservare quel senso di antico, lasciavo anche le palline impolverate. All’analisi del Carbonio-14, la polvere di alcune di esse potrebbe risalire anche al 2008. Un’ottima annata per le palline natalizie.

Devo dire che non mi sono mai dedicato troppo seriamente alla realizzazione dell’albero. Ci aveva sempre pensato mia mamma. Per me, gli addobbi, rappresentavano una cosa faticosa da fare e noiosa da disfare. Da lì nacque la soluzione di riporlo, ogni anno, già preparato, così da ritrovarmelo già pronto l’anno successivo.

«E quello lo chiami albero?» – mi rimprovera Aly appena scende in cantina e vede quel ramo di abete spelacchiato, con qualche pallina scocciata qua e là (“scocciata” ha doppia valenza: s’intende “rotta”, ma anche “ricomposta con lo scotch”).

«Su, dammi una mano» – mi dice. E prim’ancora di farmi rispondere, sta già trascinandomi per un braccio, per andare a comperare nuove decorazioni. Raggiungiamo un vicino negozio: lei si muove con padronanza, dimostrando una chiarezza di idee assoluta. Prende un po’ di questo, un po’ di quello, concentrandosi su una scelta di palline ricche ed eleganti. Poi ci dirigiamo alla cassa e quando sento il prezzo che dobbiamo pagare, provo improvvisa nostalgia per le decorazioni impolverate che possedevo già.

Appena rientrati a casa, ci infiliamo gli abiti da lavoro, ovvero un paio di cose a caso comode.
Molto comode. Troppo comode. Insomma, sarebbero state larghe anche a Bud Spencer.

Rimboccandoci le maniche (anche per non sembrare Cucciolo, il nanetto di Biancaneve), ci mettiamo al lavoro. Aly dirige i lavori come un ingegnere edile, relegandomi a ruoli di bassa manovalanza.

Di lì a poco, però, il nostro albero prende forma e diventa come non lo era più stato negli ultimi anni.

«Visto, Andrea?! – mi dice – Tutta un’altra cosa!».

E in effetti è tutto perfetto, con le palline che sono tutte lì, splendenti e avvolte da mille lucine. Ne manca solo una, che ho nascosto alla vista di Aly e la conserverò come reperto archeologico, contenente la polvere dei Natali passati, per ricordarmi di quando la vita era un po’ più grigia.

 

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