BLOG Andrea Secci

Donne al Supermercato, roba da supereroi

Il paracadutismo è uno sport estremo.
Il bungee-jumping è uno sport estremo.
Fare la spesa al supermercato è uno sport estremo…!

Mi stavo domandando come faccia Aly a fare la spesa in 15 minuti, comprando ogni genere di derrata alimentare, mentre io nello stesso tempo riesco a malapena a procurarmi il carrello.
Di certo, una delle motivazioni è data dal fatto che spostano la merce non appena ho imparato in quale corridoio si trova, complicando notevolmente la mia ricerca di quello che mi serve. Gli esperti di marketing dicono che i gestori fanno così per costringerti a passare lungo tutti gli scaffali, esponendoti così molta più merce e invitandoti a spendere di più. Nel mio caso, l’unica cosa che avviene è che magari metto nel carrello cose non presenti nella lista della spesa, ma in compenso dimentico di comprare ciò che mi era necessario…
Il vero dramma, però, si consuma alla cassa.
Diligentemente, metto il contenuto del carrello sul rullo. Sono preciso, metodico. Ma maledettamente lento.
La cassiera, invece, muove le braccia come un batterista heavy metal, e prende tutto con velocità incredibile, per poi passarlo sul lettore ottico e scaraventarlo sulla discesa metallica dove i clienti dovrebbero imbustare il tutto, prima di pagare.
Vorrei domandare qualche borsina di plastica, ma non faccio in tempo a dire “Scusi…?”, che questa batte sulla tastiera il numero 3 e mi lancia addosso tre sacchetti, che pago 3 centesimi cadauno.
Sono chiusi.
E tutto si complica ancora di più.
Aprire una borsina di plastica quando si è in coda alla cassa è una delle pratiche più imbarazzanti della vita.
Ci si soffia sopra, si prova a sfregarle tra le mani come un boy-scout che accende il fuoco con un legnetto, ma niente da fare: la busta non si apre!
Intanto, la cassiera-batterista ha quasi finito di passare la merce sul lettore e io guardo la coda che si assiepa alle mie spalle.
Divento rosso e sudo.
E mi domando perchè la vecchina che sta pagando nella cassa di fronte è riuscita ad aprire il sacchetto in un nonnulla, mentre io sto ancora armeggiando per capire da che parte aprirlo.
Capisco che sto provando ad aprirlo al contrario e realizzo questo dettaglio non appena la cassiera dice buongiorno con un “Sono quaranta euro e 3 centesimi” (il prezzo dei maledetti sacchini mi viene ricordato in quella coda di spiccioli).
Tra il bancomat che non funziona e gli sbuffi spazientiti di chi vede il mio impedimento riesco a raggiungere l’uscita, dove l’aria aperta ha un effetto ristoratore come non mai.
Raggiungo l’auto, la carico e riporto il carrello nell’apposita area.
Naturalmente, quello a cui dovrei agganciarlo ha la catenella rotta, così abbandono il mio con la monetina all’interno. Ma non importa.
Spesa compiuta!

Mi ero sempre chiesto perchè i supermercati si chiamassero così.
Ho capito che la motivazione non è legata al notevole quantitativo di merce disponibile, ma solo al fatto che per poterli frequentare bisogna essere almeno un po’ super

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