BLOG Andrea Secci

Il cinema d’autore

Ebbene sì, io l’esperienza del sequestro l’ho subita: quella volta in cui Aly mi chiese di seguirla al cinema, dove mi obbligò a restare in platea per cinque ore consecutive!
Apprezza il cinema ricercato, lei e le pellicole d’essai la appassionano. Così, acconsentii ad accompagnarla alla visione di due film stranieri, che a sentir lei dovevano essere due capolavori.
Arrivammo in sala e notai con un briciolo di sospetto che il locale era deserto. Ironicamente (o forse istintivamente), dissi: “Toh, non c’è posto a sedere; dobbiamo andare via…”. Ma Aly era già seduta in fila centrale, con la stessa eccitazione che posso avere io prima di una partita della Nazionale.
Era un cinema all’aperto e il cielo grigio contribuì alla diserzione totale del posto. Questa almeno fu la versione dei fatti secondo Aly, ma secondo me non sarebbe venuta un’anima nemmeno se la proiezione fosse avvenuta nella sala massaggi dello Sheraton Hotel!

D’un tratto, le immagini iniziarono a scorrere, per poi non smettere più! Fu una maratona cinematografica di cinque ore: tre ore il primo film (una produzione anni Settanta) e due ore il secondo, un muto in bianco e nero con una giovanissima Ava Gardner; il tutto, accompagnato in sala da un pianista di colore proveniente da New Orleans, apparso all’improvviso a metà del primo film. O forse c’era fin dall’inizio, ma il colore della sua pelle lo mimetizzava alla perfezione con il buio della sala.

Intanto, i pochi masochisti che erano lì con me, osservavano lo schermo con sguardo rapito e anche Aly pareva cogliere ogni sfumatura della pellicola.

Io, invece, tra uno sbadiglio e qualche gomitata di rimprovero, mi ritrovai a fare il tifo per Rodolfo Valentino, che stava per possedere selvaggiamente la Gardner, ma scelse la strada romantica, evitando scene troppo scabrose per l’epoca del film.

Ma ciò che ricordo con maggior soddisfazione, fu il topo che uscì dai cavi audio ai lati dello schermo e che scivolò magistralmente dentro il coperchio aperto del pianoforte e il profumo dei Pop Corn. Imbarazzato e colto alla sprovvista, il pianista cessò la propria esibizione, deludendo un gli estasiati presenti, ma consentendo al sottoscritto di prendere finalmente sonno, dopo una sonora risata, e di raggiungere il traguardo delle cinque ore al cinema.

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