BLOG Andrea Secci

NO alla VIOLENZA

E’ domenica sera. Sto facendo serata nel locale che mi ospita da ormai qualche anno e tutto sta procedendo come sempre. La gente si diverte, balla, beve, ride, scherza e gioca.
La notte prosegue e arriva l’orario di chiusura, quando ti senti stanco e accaldato, ma soddisfatto per aver fatto parte della festa, animandola e portandola forse un po’ più in alto della serata precedente.

D’un tratto, mentre saluto i soliti frequentatori che vanno verso casa, viene verso di me un collega e mi dice che fuori c’è stata una rissa.

Vado verso l’uscita per capire cosa può essere successo e trovo mio fratello riverso al suolo, svenuto. Il viso è tumefatto e sta perdendo sangue. Non capisco cosa possa essere successo, vedo solo concitazione e gente che corre. Mi sento spaventato e arrabbiato.




Al di là di ciò che è accaduto a mio fratello, che ora è in ospedale e ha dovuto subire un’operazione in una struttura senese, mi chiedo che senso possa avere andare ad una festa per divertirsi e ritrovarsi a dover passare la notte al pronto soccorso, oppure in una caserma delle Forze dell’Ordine.

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