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Ognuno ha il suo trono, il mio è in bagno

Artisti, musicisti, creativi, liberi professionisti: hanno tutti momenti catartici, dove sviluppano pensieri altissimi, utili per la propria attività, qualunque essa sia.

Lo scrittore ama andare sullo scoglio durante la tempesta, il cantautore si chiude in studio in piena notte, il designer torna nella casa di campagna dov’è cresciuto, per resuscitare la sua sensibilità adolescenziale.

Ognuna di queste figure elegge quindi un proprio luogo a suo personalissimo trono creativo.

Il mio trono si trova nel bagno e ha, da sempre rappresentato, la punta più elevata della mia creatività.

Quando ero single, tutto era semplice: mi piazzavo comodo con tablet o telefonino e lì raggiungevo la massima concentrazione, che spesso produceva – tra l’altro – idee piuttosto riuscite.
Non appena, però, entra una donna nella tua vita e in casa c’è un bagno solo, questi equilibri magici subiscono continue interferenze.
Magari sono lì, tutto impegnato a studiare un nuovo spot per la radio, qualche “frase del giorno” per i miei social o a come animare una serata, ed ecco che sento la Aly che mi chiama.

Sembra quasi che sappia il momento preciso in cui prendo possesso del trono. Forse ha installato dei sensori sul sedile, non saprei, ma appena mi accomodo, ecco che inizia a chiamarmi.

Le rispondo che sono in bagno, lei si scusa e se ne va in giro per casa, facendo rumori strani, per attirare la mia attenzione.

Oppure si allontana dal bagno, continua a parlarmi e io non capisco, un po’ per la voce distante, un po’ perché la pratica del momento mi distrae.

«Andrea?! – allora mi grida – Mi rispondi?!».
«A cosa?» – le dico, con voce un po’ roca.

Così mi messaggia su Whatsapp, invitandomi a darmi una mossa. Ma così facendo, mi cancella la nota vocale che stavo memorizzando sul telefonino, distraendomi ulteriormente.

Non vedendo risposta nemmeno al messaggino, eccola tornare alla carica.
Picchia sulla porta come Jack Nicholson in “Shining”, e io mi spavento come la protagonista del film, portando a termine la faccenda per cui sono lì in tempi più rapidi.

Apro la porta e lei entra come una scheggia, per sedersi davanti a me, accendersi una sigaretta o fare la piastra.

Io guardo con nostalgia il mio ex-trono, dal corridoio, e riprendo a lavorare, provando a dare un’interpretazione positiva al tutto: se non altro, avere qualcuno in casa in certi momenti, può essere utilissimo in caso dovesse finire la carta igienica.

…Se anche voi avete problemi simili, quando tentate di stare in bagno in santa pace, condividete, condividete, condividete: affinché questo problema sociale venga alla luce.


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