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Poi arrivi a casa e…..

Ah, il mio ultimo weekend libero prima del tour de force estivo è alle porte e non vedo l’ora di entrare in casa per rilassarmi un po’ dopo una lunga giornata in radio! Parcheggio di fretta la mia 500X, sfilo le chiavi dal giubbottino ed entro, pregustando il divano! Varco la soglia e vengo tramortito da un frastuono assordante proveniente dalla camera.
«Ci sono gli Apaches in camera da letto!» – penso tra me e me, sfilandomi il soprabito con fare interrogativo. Un altra raffica di grida di guerra e botti.
«…E sono pure a cavallo» – aggiungo mentalmente.

Salgo con cautela le scale, radente alla ringhiera e non appena mi affaccio sul pianerottolo, noto Aly a quattro zampe con due pargoli a cavalcioni, che la incitavano a correre più forte.

Mi osservano tutti e tre per un istante, dopodichè il cavallo-Aly s’imbizzarrisce e parte al galoppo.

Raggiungo il destriero in camera e lo trovo agonizzante sul letto, mentre i due giovani emuli di Toro Seduto zompettano allegramente sulla sua schiena.

«Chi sarebbero?» – le chiedo, indicando gli indemoniati…

Penelope mi risponde con un rantolo da animale morente. Così afferro il telefono e provo a contattare la Santa Sede, per avere il recapito di qualche esorcista; ma lei mi ferma e mi spiega che sono i figli di una coppia di suoi amici, che le hanno chiesto il favore di badare a loro per tutta la sera.

Ammetto che in certi casi so risultare accondiscendente e gioviale come un toro durante la corrida; ma non amo trovare il caos domestico, quando mi figuro una serata all’insegna della tranquillità.

Metto su il broncio d’ordinanza e vado ad apparecchiare.

Naturalmente i piccini sono inquieti anche a tavola e la minestrina che ha preparato Aly raggiunge due volte il soffitto, una volta il frigorifero e sei volte la mia camicia.

Lei è divertita e perfettamente a suo agio. Io provo a fare due chiacchiere con il bimbo più grande, che mi elenca in ordine sparso il nome di alcuni dei suoi vecchi “Gormiti”, ossia piccoli mostriciattoli di plastica.

Ne sfila due dalla tasca: uno risponde al nome di “Orrore-Profondo” (chissà quale sarà il cognome!), mentre il secondo si chiama “Barbataus”.

Penso con nostalgia ai miei vecchi soldatini, tutti verdi e anonimi, col loro fucilino d’altri tempi, io avevo quello a calcioni con la radio, fate voi che infanzia felice.

Provo a dedicarmi al più piccino. Gli offro un grissino e lui lo lancia come un giavellotto, raggiungendo la sala: nuovo primato condominiale!
«Pitùtu» – dice.

Lo guardo come un marziano, ma Aly sorride. E mi dice che “Pitùtu” significa “prosciutto”. Da non confondersi con “Petòto”, che vuol dire “biscotto”!

Riprendo a mangiare sconsolato, pulendomi di tanto in tanto dai proiettili di cibo che arrivano a raffica.
La serata trascorre tra grida, inseguimenti, un vaso scheggiato e due bernoccoli.

Poi il campanello suona e gli amici di Aly tornano a prendere gli angioletti, ringraziandoci per la cortesia.
«Nessun problema – dice lei – Riportateli pure quando vorrete».
«Quando vorrete… vedermi morto!» – vorrei aggiungere io, ma mi limito ad un sorriso di circostanza.

L’uscio si chiude. E con esso, anche le ostilità.
Aly è un po’ stanca, ma è felice.
E allora lo sono anch’io per lei.
Il letto è ancora disfatto dal gioco pomeridiano.
Proveremo a disfarlo un po’ di più.

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